Strage di Bologna del 2 agosto 1980
1a Corte di Assise di Appello di Bologna
SENTENZA 16 MAGGIO 1994
Capitolo VII
LA STRAGE - FIORAVANTI e MAMBRO
A) SPARTI
1. Le dichiarazioni
Come ha ricordato la Cassazione, gli indizi a carico di Fioravanti e Mambro ricomprendono la vicenda Sparti, la telefonata di Ciavardini, la motivazione dell'omicidio Mangiameli e l'alibi.
Iniziando nell'ordine la trattazione dei menzionati elementi, il primo punto da esaminare deve avere per oggetto le dichiarazioni di Massimo Sparti.
Tali dichiarazioni, rese nel corso dell'interrogatorio del giorno 11 aprile 1981 avanti al magistrato del P.M. di Roma, possono essere schematicamente riprodotte nelle seguenti, distinte proposizioni :
1- esattamente due giorni dopo la strage di Bologna, subito dopo pranzo Valerio si presentò a casa mia con la Mambro
2- riferendosi alla strage mi disse testualmente: Hai visto che botto!
3- aggiunse che a Bologna si era vestito in modo da sembrare un turista tedesco
4- mentre la Mambro poteva essere stata notata, per cui aveva bisogno urgentissimo di documenti falsi
5- e le aveva anche fatto tingere i capelli
6- dovevano andare in Sicilia.
La prima cosa da notare è che negli interrogatori successivi queste proposizioni furono sempre fermamente ribadite senza tentennamenti, salvo che per un particolare del quale si dirà ampiamente; esse, poi, una volta che lo Sparti fu interrogato dagli inquirenti di Bologna specificamente sul punto, si arricchirono soltanto di elementi idonei a chiarirne la consequenzialità logica e di notazioni di commento.
Così, nell'interrogatorio 23 luglio 81 Sparti ha dichiarato (pag.2) : "Valerio Fioravanti mi disse, nel richiedermi i documenti, che aveva timore per la Mambro giacchè qualcuno poteva averla vista in stazione e che egli era, invece, tranquillo perchè era vestito da turista tedesco. Da ciò ho desunto che i due dovevano essere stati a Bologna il 2 agosto, dato che, altrimenti, non vi sarebbe stata ragione di timore per la ragazza. Anzi, Valerio mi ha detto di essere stato a Bologna il giorno 2.8.80 con la Mambro ed a questo proposito si lasciò andare con questa espressione: hai visto che botto ed alla mia domanda piena di costernazione per il sospetto che si andava affacciando alla mia mente, questi ha avuto un atteggiamento misto di vanteria e di spavalderia, tanto da farmi seriamente riflettere sulla sua responsabilità nell'attentato."
Così, nel confronto con Cristiano Fioravanti 6 maggio 1982 Sparti ha dichiarato (pag.2) : "Intendo precisare a questo punto che Valerio ha pronunciato la frase hai visto che botto in tono esaltato e compiaciuto; questa frase poteva anche avere un significato equivoco, vale a dire il significato di un commento di un fatto accaduto per opera di altri, ma successivamente quando ha aggiunto che era passato da Bologna e che era vestito in modo da sembrare un turista tedesco, ho pensato che potesse essere implicato nell'attentato stesso ed è per questo che ho parlato a Cristiano".
E' da notare, ancora, che talune variazioni al suo racconto furono apportate dallo Sparti esclusivamente con riferimento a dettagli di contorno, vale a dire a vicende del tutto marginali rispetto ai passaggi sopra evidenziati che, lo si ripete, non subirono mai modificazioni.
Tali marginali variazioni hanno riguardato :
a) la percezione del cambiamento del colore dei capelli della Mambro (il 13/5/81 : "aggiunse anche, appunto per tale timore, che la ragazza, come effettivamente io potetti constatare, si era tinta i capelli"; il 23/7/81 : "Valerio mi disse anche che le aveva fatto tingere i capelli, ma io debbo con tutta onestà dichiarare che non avrei fatto caso a ciò se questi non ne avesse parlato ..."; il 5/5/82 : "il particolare che la Mambro si fosse tinta i capelli mi fu dichiarato da Valerio ed io potei constatarlo personalmente in quanto i capelli della Mambro avevano degli strani riflessi rossicci come se al colore naturale fosse stato sovrapposto un colore artificiale");
b) il punto se i documenti fossero da consegnare in bianco o meno (11/4/81 : "... patente e carta di identità di cui mi fornì le generalità ma non i numeri"; 13/5/81 : "I documenti erano in bianco; il nome e le generalità della ragazza sarebbero stati apposti successivamente. Valerio non mi ha detto quali generalità sarebbero state usate"; 23/7/81 : "non sono certo, a questo punto, se i due documenti erano in bianco ovvero recavano il nome di un falso intestatario")
c) il punto relativo alla persona che materialmente effettuò la falsificazione dei documenti richiesti dai due imputati. Lo Sparti, invero, aveva affermato (11/5/81) di essere riuscito a procurarli "tramite Mario" ma, messo a confronto con Mario Ginesi, aveva subito chiarito che in realtà egli si era rivolto all'amico Fausto De Vecchi, il quale era solito avvalersi dell'opera del Ginesi (conformemente a quanto quest'ultimo aveva dovuto ammettere -confronto 23.7.81 e interr. 30.6.83 con riferimento a due targhe richieste da Cristiano Fioravanti) e che esso Sparti aveva voluto evitare di coinvolgere direttamente.
Ora, deve osservarsi che i mutamenti di versione circa la percezione del colore dei capelli della Mambro attengono ad un dato che, oltre ad affidarsi in gran parte ad una percezione molto soggettiva, nella specie sembra essere stato soprattutto il frutto di una suggestione indotta dalla affermazione fatta dal Fioravanti (vedasi la schietta e leale affermazione di Sparti del 23.7.81 riportata più sopra); che la questione se i documenti fossero in bianco o meno è assolutamente marginale e di nessun rilievo; che la mancata indicazione del De Vecchi rifletteva, palesemente, la volontà -dell'incallito delinquente comune- di non coinvolgere il socio di tante imprese di criminalità e, nel contempo, consentiva allo Sparti di indicare direttamente la persona da lui ritenuta autrice materiale della falsificazione, siccome abituale collaboratore del De Vecchi per quelle incombenze. A ben vedere, quindi, non si può negare che la sua dichiarazione avesse incontestabili aspetti di verità soggettiva.
In definitiva, si deve affermare che le variazioni di cui si è detto non appaiono minimamente utili al fine di contribuire significativamente al giudizio sulla credibilità generale dello Sparti.
Per contro, e tornando alle proposizioni fondamentali di cui si è detto all'inizio, occorre mettere in luce che le stesse costituiscono, tanto sotto il profilo espositivo adottato dallo Sparti quanto sotto quello concettuale, un blocco unico, perchè tutti gli enunciati fanno parte del medesimo periodo sintattico e, comunque, si presentano uno di seguito all'altro; un blocco, nello stesso tempo, dove tutti gli enunciati si richiamano direttamente ad una partecipazione del Fioravanti alla strage.
Si tratta, all'evidenza, di una sequenza di fatti strettamente legati tra loro su cui si è appuntata subito -come era logico che fosse- l'attenzione dello Sparti.
Ebbene, queste proposizioni -lo si è già detto- furono sempre fermamente ribadite senza tentennamenti nel corso dei vari interrogatori ed anche in occasione dei confronti sostenuti con Cristiano Fioravanti (6 maggio 1982) e, ancora più significativamente, con lo stesso Valerio (ud. 8 gennaio 90, dibattimento di appello).
Vi fu, tuttavia, un momento, come si è anticipato sopra, nel quale Sparti parve essere venuto meno a questo suo atteggiamento lineare e coerente. Nell'interrogatorio del 5 maggio 1982, infatti, egli dichiarò : "...Devo, peraltro, rettificare quanto ho precisato nelle precedenti deposizioni circa il giorno della visita del Valerio e della Mambro; infatti, quando ho deposto ho precisato la data del 4 agosto, ma poi riandando ai miei movimenti del mese di agosto e parlandone in famiglia, mi sono dovuto ricredere; non sono cioè affatto sicuro che la visita abbia avuto luogo il 4 agosto ... In definitiva, non so dire in quale epoca il Valerio Fioravanti e la Mambro siano venuti a casa mia. Vero è che io sono rimasto assente da Roma per tutto il mese di agosto, ma è anche vero che talvolta ho fatto una scappata a Roma a prendere qualcosa in casa ed è anche vero che conservo l'impressione che quando il Valerio mi disse hai sentito che botto a Bologna? si riferisse ad un fatto recente ... ripeto, ripensandoci, la data effettiva della visita non riesco a ricordarla ... non essendo in grado di precisare la data, l'incontro con Fioravanti e la Mambro potrebbe essere avvenuto anche ai primi di settembre, ma non era passato molto dalla strage."
Al dibattimento di primo grado (ud. 30.9.1987) lo Sparti è ritornato sulla sua originaria versione anche in ordine alla data dell'incontro con il Fioravanti e, rispondendo alle contestazioni del presidente circa i dubbi manifestati al riguardo nell'interrogatorio del 5 maggio 82, ha vivacemente replicato che "questi dubbi sono venuti da un'altra parte, più che da me. Ci sono state delle persone che hanno insistito per farmi ritrattare dicendo che era meglio se non mi interessavo di queste cose."
Ora, delle ragioni di quella parziale ritrattazione vi è in atti una spiegazione che poggia su inoppugnabili ed eloquenti basi documentali (raccoglitore 203, p.27 e ss.).
Il 21 dicembre 1986, invero, i Carabinieri di Fidenza facevano irruzione in una stanza dell'albergo cittadino "Due spade", dove avevano preso alloggio Massimo Sparti e Fausto De Vecchi. Nel corso della perquisizione venivano sequestrati numerosi arnesi da scasso che erano posseduti dai due ospiti senza giustificato motivo e per i quali i medesimi individui venivano condannati ad otto mesi di arresto dal Pretore del luogo.
Nell'occasione, inoltre, i Carabinieri rinvenivano nelle tasche dello Sparti una istanza scritta di suo pugno ed indirizzata al Presidente della IX sezione del Tribunale di Roma e per conoscenza ad altri Uffici Giudiziari della capitale (Procura della Repubblica, Corte d'Assise d'Appello, Tribunale per i Minori e Giudice Tutelare). Detta istanza, che risulta depositata il 27.1.86, contiene le lagnanze dello Sparti nei confronti della moglie che, ottenuto l'affidamento dei figli in occasione della separazione dal marito, aveva totalmente allontanato questi ultimi dal padre; nella esposizione delle sue ragioni lo scrivente si soffermava anche su tutto quanto egli sosteneva di avere dovuto subire nella speranza, rivelatasi vana, che questo giovasse ai figli; al riguardo, soggiungeva (pag.3) : "... una separazione estortami con l'assicurazione, pure dello studio De Cataldo allora anche mio difensore, che era solo una finzione per la Magistratura e per la sicurezza dei figli. Ho taciuto sui tentativi di farmi modificare la versione sulla strage di Bologna, sui suggerimenti a tacere su eventuali ricordi di fatti e persone in merito ad alcuni episodi di terrorismo ...".
Al magistrato della Procura della Repubblica di Bologna che si era recato ad interrogarlo (31 gennaio 1987) dopo avere preso visione del documento sequestrato, lo Sparti forniva, tra i molti altri, i seguenti chiarimenti (pag.2) : "Per quanto riguarda le pressioni a modificare la mia versione sulla strage di Bologna, dopo l'intervento iniziale dell'avvocato De Cataldo di cui ho detto ("mi redarguì con asprezza dicendomi che mi ero cacciato in un ginepraio" -ibid., pagina precedente), fu successivamente mia moglie ad invitarmi più volte a togliermi dai pasticci dicendomi anche che era sufficiente che io dichiarassi che il documento per la Mambro era stato richiesto mesi prima, che io mi confondevo con le date e che nel mese di agosto, anzi il 4 di agosto eravamo a Prato allo Stelvio ...".
A questo punto possono comprendersi appieno le dichiarazioni rese dallo Sparti al dibattimento di primo grado, dichiarazioni che si sono riportate più sopra e che hanno avuto questa appendice conclusiva : "il fatto del 4 agosto che non era sicuro è perchè in quel mese io e la mia famiglia siamo andati a Prato allo Stelvio per una vacanza e anche in seno alla famiglia c'era insistenza nel dirmi che non ero sicuro. Non è sicuro il 4, noi stavamo a Prato allo Stelvio, dicevano che mi ero dimenticato e sbagliato. Invece io sono sicurissimo che non mi sbaglio, perchè noi il 4 stavamo a Roma e dopo qualche giorno siamo partiti e penso che questo sia accertabile anche dai registri degli alberghi".
Dallesame di questo episodio emerge, dunque, con chiarezza quali siano state le ragioni dell'unica variazione apportata dallo Sparti al nucleo essenziale del suo racconto circa gli avvenimenti del 4 agosto.
Tale variazione, pertanto, non può minimamente assurgere ad argomento idoneo a scalfire il giudizio di assoluta coerenza e linearità del comportamento del dichiarante.
1.1 La credibilità intrinseca
1.1.1 La coerenza interna
Le dichiarazioni di Sparti rivelano una assoluta coerenza interna, perchè i comportamenti descritti e le affermazioni riferite come proprie del Fioravanti seguono un filo logico ineccepibile.
Al riguardo, invero, non è neppure il caso di soffermarsi sul travestimento da turista tedesco o sulla modifica del colore dei capelli, tanta è la evidenza del nesso tra la partecipazione alla commissione di quel delitto e la necessità di attuare espedienti utili a paralizzare i possibili riconoscimenti.
E' necessario, invece, analizzare il problema dei documenti, perchè è stato obiettato che in realtà questi non sarebbero stati di nessuna utilità per chi avesse temuto di essere stato riconosciuto alla stazione di Bologna.
Ora, è ben vero che un documento con falsa identità non avrebbe in alcun modo sottratto la Mambro al riconoscimento qualora l'identikit di una possibile attentatrice avesse potuto ricondurre al suo volto.
Ma, altro era lo scopo. Con un documento, infatti, che recasse una identità diversa dalla sua vera l'imputata sarebbe stata nella condizione di entrare in clandestinità. Da quel momento, pertanto, ella avrebbe potuto spendere (in un albergo, ad un controllo di polizia) un nome diverso dal suo vero e avrebbe, così, reso più difficile la eventualità che si risalisse alla sua persona.
E già fin d'ora è il caso di notare che la Mambro, proprio in quei giorni, e diversamente da quanto aveva fatto fino al periodo immediatamente precedente, iniziò effettivamente a presentarsi con una identità diversa dalla sua. Il 14 luglio 80, infatti, ella aveva pernottato all'albergo "Politeama" di Palermo esibendo un documento che recava il suo nome reale; la notte tra il 4 ed il 5 agosto scelse di dormire con Valerio Fioravanti in casa di Soderini, "nella stanza ove il Soderini aveva un serpente" (interr. Mambro 21 dic. 85, pag 2); il 5 agosto è certo che andò all'hotel "Cicerone" di Roma assieme a Valerio F. : esibì il documento "Caggiula", mentre non esiste traccia alcuna del nome "Mambro" (vedansi rapporto Digos Bologna 24.6.83 e interr. Mambro citato, ibid.).
1.1.2 Le circostanze in cui furono rese le dichiara-
zioni
E' necessario analizzare in modo approfondito le circostanze nelle quali Sparti ha fatto le dichiarazioni qui in esame.
a. La lettura dell'interrogatorio 11 aprile 1981 nella sua interezza (AA, vol.IX, c.53, pp.6-17) -e non già del solo estratto trasmesso a Bologna in un primo tempo, che conteneva unicamente la parte che interessava questo processo (EA, vol.X/a-4, c.163/3, pp.2-4)- rivela quale sia stato il contesto generale nel cui ambito Sparti ha reso le dichiarazioni de quibus.
Egli era stato "fermato in quanto imputato dei reati di associazione sovversiva, banda armata, concorso in rapina ed altro", come si legge nel provvedimento di convalida del fermo di p.g. esteso in calce all'interrogatorio di cui trattasi. In quella sede egli spiegava come fosse entrato casualmente in contatto con un giovane di estrema destra (Enrico Lenaz) e, attraverso costui, avesse allacciato rapporti più stretti con altri giovani del medesimo ambiente impegnati in azioni terroristiche (Cristiano Fioravanti, suo fratello Valerio, Alessandro Alibrandi, Stefano Tiraboschi, Massimo Rodolfo, Francesco Bianco) e come avesse, successivamente, prestato in favore di costoro il suo aiuto di delinquente comune esperto in reati contro il patrimonio; da quel momento aveva offerto la "dritta" per varie imprese ladresche ed egli stesso aveva preso parte a diverse rapine e ad altri reati che riferiva con dovizia di particolari.
Altrettanto faceva con riferimento ai crimini della cui perpetrazione era venuto a conoscenza in occasione della sua frequentazione di quel gruppo di giovani; in tal modo, oltre a confessare proprie responsabilità, egli chiamava in correità e faceva dichiarazioni accusatorie a carico, fra gli altri, di Cristiano e Valerio Fioravanti.
Ora, una parte cospicua di quelle dichiarazioni ha riguardato episodi criminosi oggetto del processo contro Angelini Flavia e altri 56 (c.d. NAR 1) e va osservato che dette dichiarazioni hanno trovato in quel processo sempre e soltanto conferme, grazie anche alle ammissioni degli stessi chiamati, in particolare dei due fratelli Fioravanti (sentenza 2 maggio 1985 della Corte d'Assise di Roma). A puro titolo di esempio possono essere ricordate le rapine all'armeria Centofanti, alla filatelia Biancastelli, alla filatelia Meoli, quelle nell'abitazione di Palazzoli Gabriella e nella villa dei coniugi Barone-Leporace, l'attentato a Radio Città Futura; ma, al di fuori dell'oggetto del processo Angelini, lo Sparti ha fatto -in quello stesso interrogatorio 11 aprile 81- rivelazioni circa altri episodi criminosi che, tutte, si sarebbero riscontrate veritiere : si pensi al furto di bombe a mano commesso da Valerio F. a Pordenone, all'assalto al camion dei Granatieri di Sardegna, all'episodio di Siena in cui furono rapinati i mitra di una pattuglia dei carabinieri, alle rapine cui prese parte anche Cavallini a Treviso e a Trieste.
b. Come si è visto, nell'interrogatorio del giorno 11 aprile 81 Massimo Sparti doveva difendersi, principalmente, dagli addebiti di associazione sovversiva e di banda armata. Va ricordato, anche, che quella era la prima difesa che egli aveva la possibilità di esercitare dopo essere stato fermato il 9 aprile. Si è visto, ancora, che Sparti non ebbe esitazioni a confessare un elevato numero di crimini che aveva commesso insieme ai giovani terroristi dei NAR. Fra tali crimini spiccavano quelli contro il patrimonio (rapine, fra cui quella gravissima in danno dei coniugi Leporace, e ricettazioni) e quelli contro la fede pubblica (falsificazione di documenti di identità e di targhe d'auto).
Ebbene, dopo avere spiegato -come più sopra si è ricordato- in quali circostanze egli avesse iniziato i suoi rapporti con i giovani terroristi ed avere riferito in ordine a numerosi delitti, ad un certo momento lo Sparti ritenne di dover interrompere la sua narrazione e che fosse necessario mettere in chiaro la sua posizione nei confronti dei correi.
La puntualizzazione è all'inizio della pagina 4 del verbale :
"A questo punto intendo chiarire che il mio concorso nell'attività di queste persone era dettato unicamente da fini di guadagno essendo io del tutto estraneo alle finalità politiche professate in particolare da Valerio. Questi peraltro dopo qualche tempo manifestò un carattere particolarmente violento e deciso e ha finito per coinvolgermi contro la mia volontà in azioni che non avrei voluto fare. Ciò anche per mezzo di minaccia. Più volte mi ha minacciato di uccidere mio figlio : precisamente due volte, la prima quando rifiutai di tenergli delle borse con armi, la seconda nello scorso agosto quando mi chiese dei documenti per la Mambro.
Il primo fatto si è verificato quando il Fioravanti rubò delle bombe a mano a Pordenone : si presentò a casa mia con due borse contenenti mitra, pistole e bombe a mano e mi chiese di tenergliele; ciò accadeva alle cinque di mattina. Cercai di fargli capire che non potevo accontentarlo perchè avevo dei bambini in casa, ma lui prese molto male la cosa. A seguito delle minacce che in quella occasione mi rivolse (mi disse precisamente Sai quanto mi frega di ammazzare tuo figlio) circa dieci giorni dopo non ebbi il coraggio di rifiutare di custodirgli una borsa piena di bombe a mano incartate una per una, borsa che ritirò dopo una ventina di giorni dicendomi che aveva trovato una grotta sulla Salaria dove custodirla.
Il secondo episodio avvenne esattamente due giorni dopo la strage di Bologna. Subito dopo pranzo Valerio si presentò a casa mia con la Mambro che io non conoscevo e mi parlò di questa in termini elogiativi dicendo che aveva trovato la donna della sua vita e che si trattava di una ragazza decisa e coraggiosa. Mi disse pure che era stata fidanzata con un coglione e che adesso stava con lui. Riferendosi alla strage mi disse testualmente: hai visto che botto e aggiunse che a Bologna si era vestito in modo da sembrare un turista tedesco, mentre la Mambro poteva essere stata notata per cui aveva bisogno urgentissimo di documenti falsi e le aveva anche fatto tingere i capelli. Pretendeva che in giornata gli facessi avere una patente ed una carta di identità di cui mi fornì le generalità ma non i numeri, per cui presumo che si trattasse di generalità inventate. Feci presente la impossibilità di procurare documenti in giornata e Valerio si infuriò dicendomi che dovevo spezzarmi ma darglieli in fretta. In questa occasione io, spaventato dalla enormità della cosa, lo pregai di non parlarmi neppure di queste cose; lui replicò che io dovevo comunque stare zitto in quanto anche se a lui fosse successo qualche cosa ci sarebbe stato qualcuno che me l'avrebbe fatta pagare e aggiunse precisamente te lo faccio piangere io Stefanino tuo alludendo a mio figlio. Riuscii a procurargli, tramite Mario ..."
Lo Sparti prosegue ancora per breve tratto soffermandosi sui suoi tentativi di arginare la prepotenza del Fioravanti, quindi riprende la narrazione delle imprese criminose sue e del gruppo cui si era unito, narrazione che occupa altre sette pagine di verbale.
Ora, emerge con tutta evidenza dalla lettura dell'intero interrogatorio che l'essersi lo Sparti soffermato a parlare della richiesta di documenti falsi fattagli da Valerio Fioravanti il 4 agosto ha rappresentato una digressione del tutto occasionale rispetto al filone confessorio da lui seguito, in via generale, in quella circostanza; ma questa digressione, a sua volta, non era fine a se stessa, bensì era funzionale alla spiegazione delle ragioni per cui egli si era trovato ad agire in imprese criminose con oggettive finalità politico-terroristiche (rapine destinate all'autofinanziamento delle attività eversive, falsificazione di documenti, favoreggiamento di terroristi) malgrado fosse un delinquente comune e, come tale, mosso solo da fini di lucro. Secondo la sua tesi difensiva, infatti, soltanto le minacce di Valerio lo avevano costretto a partecipare "contro la mia volontà" ad azioni "che non avrei voluto fare". E nella sua prospettazione l'episodio del 4 agosto rappresentava, né più né meno di quello delle bombe a mano di Pordenone, una dimostrazione particolarmente efficace di quell'assunto.
L'occasionalità del riferimento all'episodio del 4 agosto, al pari di quello delle bombe a mano da custodire, costituisce -a giudizio di questa Corte- una testimonianza straordinariamente importante della spontaneità che animava lo Sparti allorchè faceva quelle dichiarazioni.
E', pertanto, totalmente fuori luogo accusare lo Sparti di avere fatto, in quel momento, un calcolo in vista di futuri benefici premiali.
c. Può dirsi, dunque, accertato che lo Sparti ha riferito la vicenda che qui interessa in un contesto generale di riscontrata, totale affidabilità delle sue dichiarazioni ed in un contesto soggettivo di massima spontaneità.
1.1.3 I rapporti di Valerio Fioravanti con Sparti
Ci si deve anche chiedere perchè Valerio Fioravanti sarebbe dovuto andare proprio da Sparti quel 4 agosto.
Nel 1980 Massimo Sparti aveva 46 anni e avrebbe potuto essere il padre dei ventenni fratelli Fioravanti e dei loro amici.
In realtà veniva considerato davvero come un padre da Cristiano, il quale fu ripetutamente e per lunghi periodi ospite nella sua casa. A riprova di questi rapporti è sufficiente ricordare quello che Cristiano fece per prima cosa, il giorno 2 agosto 80, non appena scarcerato da Regina Coeli : si recò a casa del maturo amico al fine di essere aiutato per le sue prime necessità.
Ma anche gli altri del gruppo coltivavano un rapporto del tutto particolare con lo Sparti, tanto da recarsi abitualmente a desinare a casa sua (Cristiano F., ud. 22 marzo 90, dib. di appello). Tutti vedevano in lui non solo l'uomo capace di insegnare loro tutti i segreti della malavita comune, di suggerire loro i "colpi" più redditizi da compiere, di collocare proficuamente il bottino delle loro rapine, ma anche il fidato amico, l'aperto sostenitore della destra estrema, cui si ricorreva -anche e forse soprattutto- nel momento del bisogno, sotto l'incalzare delle indagini della polizia e quando ogni altra porta sembrava chiusa ed ogni altro amico inadeguato al bisogno o inaffidabile.
Così, il 6 marzo 1978 Cristiano e Valerio, in fuga dall'armeria Centofanti dove avevano commesso una rapina che aveva avuto un epilogo sanguinoso (l'armiere aveva sparato sui rapinatori in ritirata e aveva ucciso Franco Anselmi, l'amico che non verrà mai dimenticato; i due fratelli, a loro volta, avevano tentato ripetutamente di colpire il rapinato) corsero a rifugiarsi a casa sua (Valerio lo ha espressamente ammesso nel processo Angelini).
Così, quando in occasione dei fatti del Giulio Cesare in cui venne ucciso l'agente Evangelista (28 maggio 1980) Ciavardini restò ferito al volto, fu a Sparti che ci si rivolse per accompagnarlo da un medico fidato che lo curasse clandestinamente (deposizione Sparti 31.1.1987).
In particolare, poi, per le necessità che riguardavano documenti falsi, Cristiano F. (9 dicembre 1981, pag.3) ha fatto dichiarazioni che non richiedono commenti : Sempre e sino al momento del mio arresto, qualora avessimo avuto bisogno di documenti falsi, o di targhe o libretti di circolazione, ci rivolgevamo allo Sparti, il quale usava come suo tramite Fausto De Vecchi; questi si rivolgeva al falsario che io sapevo essere tale Ossigeno (Mario Ginesi-n.d.r.), un vecchio fascistone che frequentava un bar dalle parti della Magliana. So che mio fratello Valerio, come lo stesso Cavallini, era stato sempre in contatto con il Signor Massimo cioè con Sparti".
1.1.4 Riepilogo
Concludendo l'esame del tema relativo alla credibilità intrinseca dello Sparti, occorre richiamare l'attenzione sui punti salienti della trattazione fatta, punti che si sostanziano a) nell'ascendente esercitato da Sparti nei confronti dei giovani NAR e, correlativamente, nel rapporto di fiducia di questi verso di lui; b) nella genesi -estemporanea e, nello stesso tempo, ampiamente giustificata ed assolutamente plausibile- della risoluzione di Sparti di riferire l'episodio del 4 agosto nell'ambito della confessione che andava rendendo delle proprie responsabilità; infine, c) nelle caratteristiche di precisione e di coerenza interna, di costanza e di comprovata spontaneità delle dichiarazioni dello Sparti.
1.2 I riscontri
1.2.1 Passando alla verifica dei riscontri esterni, vanno anzitutto esaminati quelli che riguardano l'incontro tra Sparti e Fioravanti accompagnato dalla Mambro e, più precisamente, se tale incontro vi sia stato nella situazione indicata dallo Sparti medesimo quanto a) al tempo, b) alla richiesta di documenti e c) alla urgenza.
Al riguardo, è di fondamentale importanza il deposto di Fausto De Vecchi. Costui, invero, che ha ammesso fin dal primo momento che Sparti si rivolse effettivamente a lui per ottenere i documenti, ha offerto i riscontri su tutti i punti :
a) per l'epoca. Egli, infatti, ha collocato la richiesta di documenti pervenutagli dallo Sparti ai "primi giorni di agosto" (dichiarazioni 8 dic. 81 e 16 giu. 83; al dibattimento di 2° grado -ud. 8 gen. 90- sollecitato ad una maggiore precisione, ha effettuato una ricostruzione di quei giorni che lo ha portato ad indicare un giorno subito successivo alla domenica, "o il 4 o il 5 agosto" ... "il lunedì o il martedì venne lo Sparti");
b) per il numero di documenti. Ha detto che si trattava di due documenti falsi; "una carta di identità più una patente" (ibidem);
c) per il carattere di urgenza della richiesta. (17 giu. 83 : "Sparti mi disse che aveva molta urgenza"; dib.2°: "io glieli detti da un giorno all'altro"; nel rapporto UCIGOS 26.5.83 (RA V8 C370 bis) il commissario Lazzerini riferisce di avere informalmente interpellato sulla circostanza il De Vecchi, all'epoca detenuto a Rebibbia, e di essersi sentito rispondere che allo Sparti, "che aveva fretta ed era terrorizzato", i documenti richiesti il mattino furono consegnati la sera o dal pomeriggio al mattino successivo.
Ma non meno importante, sui medesimi punti, è quanto si può trarre dalle dichiarazioni della stessa Mambro.
Nell'interrogatorio 25 agosto 84 al G.I. di Bologna, a pag.2, l'imputata ha affermato : "In merito alla vicenda dei documenti chiarisco che, a quanto ricordo, effettivamente vennero richiesti allo Sparti, ma non per me e Valerio, ma per altre due persone, due uomini, forse per Adinolfi e sicuramente per Roberto Fiore. Infatti, allora il nostro gruppo, pur essendo critico nei confronti di Fiore e Adinolfi, li riteneva degni di solidarietà ... Noi non chiedemmo documenti, come facevamo di solito, al Cavallini perchè avevamo fretta e per una qualche ragione noi non potevamo andare a Treviso dove in quel momento era Cavallini. Anzi, la ragione era che in quei giorni dovevamo fare la rapina all'armeria di Piazza Menenio Agrippa e non potevamo allontanarci da Roma. D'altra parte, io avevo già un documento falso, o ero in procinto di farmelo e se ne stava occupando Cavallini. Ricordo che si era scelto un nome veneto, Smania Morena."
Come si vede, la Mambro offre riscontri:
a) per l'epoca (in quei giorni dovevamo fare la rapina di Piazza Menenio Agrippa e non potevamo allontanarci da Roma).
E, in proposito, non può mancarsi di rilevare la estrema precisione e la inequivocità del riferimento, perchè la rapina all'armeria di Piazza Menenio Agrippa fu compiuta il 5 agosto ed assunse per gli imputati un significato -su cui gli stessi prevenuti insistono molto e che si analizzerà più avanti- di stretto collegamento, temporale oltre che logico, con la strage del 2 agosto ;
b) per il numero di documenti ( due), anche se poi i beneficiari vengono indicati in Fiore ed Adinolfi;
c) per il carattere di urgenza della richiesta (avevamo fretta).
Ma limputata offre unimportante conferma anche
d) in ordine al fatto che in quei giorni aveva la necessità -ovvero, aveva preso la decisione- di servirsi di documenti di identità falsi.
Su questo punto la Mambro si è soffermata non solo nell'interrogatorio testé citato, ma anche, ed in termini sommamente espliciti, nel corso di quello al PM di Roma il 21 dic. 85 : Il mio primo documento fu quello a nome Smania Morena rimediato nel Veneto per tramiti che non conosco ma che fu falsificato e procurato dal Cavallini. Questo documento fu da me acquisito dopo la strage di Bologna in quanto a Roma, dove dovevo portarmi, avevo bisogno di identità false. Non mi ricordo con esattezza quando mi fu dato il documento. ... Sono certa di avere dormito con il Fioravanti e se non vi è il mio nome sulla lista dell'albergo è perchè all'epoca non avevo ancora il documento Smania del quale ho detto prima.
Laddove va sottolineato il "bisogno di identità false", avvertito "dopo la strage di Bologna", in occasione di uno spostamento a "Roma, dove dovevo portarmi".
Anche Valerio Fioravanti ha fatto affermazioni che valgono a costituire conferma del racconto di Sparti su un punto particolare ed esattamente
e) sulla menzione dei capelli della Mambro.
Nell'interrogatorio 25 mag. 81 al G.I. di Bologna (Racc.47, vol.IX/a-2, cart.29/b, secondo foglio) il Fioravanti ha dichiarato : "Non ricordo se nella giornata del 4 siamo andati a casa di Sparti Massimo, ma ritengo di doverlo escludere in quanto dai giornali abbiamo appreso che in relazione alla strage di Bologna veniva ricercata una donna bionda e la Mambro temeva di potere essere coinvolta, anzi era sicura che se fosse stata rintracciata sarebbe stata senz'altro incriminata, dato che si conoscevano le sue idee politiche, era bionda ed in quei giorni gli ambienti cosiddetti fascisti erano sotto pressione. Era da escludere il fatto che la Mambro si tingesse i capelli poichè in tal caso la Sbrojavacca avrebbe potuto insospettirsi e chiedere ragione del travisamento."
Dunque, il colore dei capelli della Mambro in quei giorni rappresentava effettivamente un problema per gli imputati, tanto che essi avevano considerato la cosa e avevano preso le risoluzioni conseguenti (evitare che la giovane si facesse vedere per strada senza necessità).
Ora, le preoccupazioni e le precauzioni ricordate da Valerio F. trovano una incontrovertibile corrispondenza con quanto detto da Sparti circa i capelli della Mambro, così che le ammissioni dell'imputato rendono non semplicemente plausibile, ma decisamente credibile che Valerio abbia effettivamente fatto a Sparti le confidenze riferite da quest'ultimo sull'argomento in esame.
In definitiva, le dichiarazioni dell'imputato sopra riportate costituiscono un riscontro di grande rilievo delle affermazioni di Sparti sul punto dei capelli della Mambro.
1.2.2 Sul viaggio in Sicilia compiuto nel mese di agosto dagli imputati ha reso due conformi dichiarazioni Cristiano F. (9 dic. 81, p.5 e 6 mag. 82. p.3) diffondendosi in particolari sul malore della Mambro "per il sole di agosto" -secondo il racconto fattogli dall'imputata- e sulla rapina ad una gioielleria che i due avevano cercato di organizzare colà.
1.2.3 Valerio Fioravanti e Francesca Mambro ammettono senza riserve che il 4 agosto si trovavano a Roma, dove si erano portati in previsione della perpetrazione della rapina di piazza Menenio Agrippa che fu, poi, commessa il successivo giorno 5.
Sparti, dal canto suo, ha sempre dichiarato di avere ricevuto la visita dei due imputati il giorno 4, esattamente due giorni dopo la strage.
Ciò che la Corte vuole mettere in risalto è, in primo luogo, che sul punto della presenza degli imputati a Roma nel giorno in cui lo Sparti colloca l'incontro, quest'ultimo ha trovato conferma nelle affermazioni degli stessi prevenuti; in secondo luogo, che il medesimo Sparti non avrebbe potuto sapere di quella presenza se non si fosse mai mosso da Cura di Vetralla, come sostiene la difesa, e non avesse realmente visto gli imputati; ancora, che facendo quella perentoria affermazione egli avrebbe corso il rischio di essere smentito da fatti inoppugnabili (ad esempio, un crimine commesso nelle stesse ore in località assai distante da Roma) qualora avesse detto il falso per calunniare gli imputati; infine, che quella smentita egli non ha mai ricevuto.
1.2.4 Esistono riscontri esterni anche in ordine alla confessione stragiudiziale.
Tale elemento va desunto dalle dichiarazioni rese da Cristiano Fioravanti nel corso del confronto con lo Sparti del 6 maggio 1982 avanti al G.I. di Bologna.
Cristiano: Prendo atto delle dichiarazioni di Sparti secondo cui questi mi avrebbe chiesto ragione di una espressione usata con me (rectius: con lui) da Valerio e precisamente quella hai visto che botto, riferendola alla sua presenza a Bologna. Escludo che Sparti mi abbia accennato alla espressione testuale sopra citata o al suo passaggio per Bologna, ma è vero che lo stesso Sparti, in uno dei nostri primi incontri dopo la mia scarcerazione mi ha chiesto se Valerio era per caso implicato nell'attentato di Bologna."
Ora, va precisato che lo stesso Sparti ha affermato che Cristiano (mi) ha escluso che il fratello fosse responsabile della strage ed ha aggiunto anche che si trattava di un fatto per loro controproducente (ibid.).
Ma ciò che si vuole qui sottolineare è che dal tenore delle dichiarazioni di Cristiano F. si comprende chiaramente che Sparti, allarmato dalle parole di Valerio F. che lo hanno indotto a pensare ad una responsabilità di quest'ultimo per la strage, ha chiesto conferma dei suoi sospetti a Cristiano.
Il fatto, quindi, che Sparti sia stato allarmato dalle confidenze di implicazione nella strage fattegli da Valerio trova riscontro nelle parole di Cristiano il quale, pur negando che l'amico gli abbia riportato la frase del botto, ha dovuto ammettere che Sparti gli ha esternato i suoi sospetti su Valerio.
2. Gli argomenti difensivi
Allo scopo di infirmare la credibilità dello Sparti, la difesa degli imputati ha opposto vari argomenti.
2.1 Sparti non era a Roma
Il primo di questi si sostanzia nella tesi secondo cui lo Sparti non era nemmeno a Roma in quei giorni. L'assunto sarebbe provato dalle deposizioni di Maria Teresa Venanzi, moglie dello Sparti, e di Luciana Torchia, domestica della famiglia.
Occorre, pertanto, esaminare le dette deposizioni.
La Venanzi è stata interrogata per la prima volta il 5 maggio 82 dal G.I. di Bologna e ha dichiarato : "Ricordo che nel 1980, come ogni anno, appena finite le scuole io e i miei due bambini siamo andati a Cura di Vetralla in un'abitazione della mia nonna materna. Mio marito è rimasto a Roma per curare il negozio rimanendo in casa da solo e mi ha raggiunto verso la metà di luglio, mentre alla fine di luglio e cioè alla chiusura del negozio, sono venute a Cura anche mia madre e la Torchia Luciana. Non ricordo se nel corso del luglio mio marito abbia fatto qualche scappata a Roma. Ricordo però che apprendemmo dalla televisione dell'attentato di Bologna e che di lì a uno o più giorni ma comunque pochi, siamo partiti io, mio marito, uno dei bambini e la Luciana Torchia per l'Alto Adige. Non posso escludere che tra la sera in cui abbiamo appreso la notizia di Bologna e il giorno in cui siamo partiti per l'Alto Adige, mio marito abbia fatto una scappata a Roma, ma posso escludere con certezza che possa essersi trattenuto a Roma per più di una giornata. A ben ripensarci posso addirittura escludere che mio marito in detto periodo si sia assentato da Cura di Vetralla per venire a Roma".
Successivamente, la Venanzi è stata escussa al dibattimento di primo grado all'udienza del 25 gennaio 1988 e, pur di fronte alle ripetute sollecitazioni rivoltele dal presidente affinchè rendesse un nuovo ed autonomo racconto dei fatti, ha dichiarato soltanto: Sono passati tanti anni, ma credo di avere già fatto una deposizione ... Io confermo quello che ho già detto nella mia dichiarazione quando mi hanno interrogato.
La Venanzi è stata, infine, sentita nella veste di imputata di reato connesso al dibattimento di secondo grado nell'udienza dell'8 gennaio 1990 e ha dichiarato: Intendo rispondere. Mio marito è stato con me in villeggiatura a Cura di Vetralla dal 15 luglio alla fine di agosto 1980 e non siamo mai tornati a Roma. Quando giunse la notizia della strage eravamo a Vetralla. Il 4 agosto a Vetralla ci raggiunse la Luciana che aveva chiuso il negozio.
Sono certa che il 4 agosto mio marito era con me a Vetralla.
C'erano con noi mio figlio Stefano, la Luciana, mia madre, l'altro figlio ed io.
Direttamente da Vetralla, poi, alcuni giorni dopo la strage partimmo per lo Stelvio."
La Torchia è stata interrogata la prima volta il 5 maggio 1982 dal G.I. di Bologna : Ricordo che nel luglio 1980 io e la suocera di Sparti, alla fine del mese, abbiamo chiuso il negozio e abbiamo raggiunto la moglie dello Sparti a Cura di Vetralla; non ricordo se lo Sparti è venuto su con noi o se lo abbiamo trovato a Cura. Ricordo altresì che al principio di agosto, dopo avere appreso dalla televisione dellattentato di Bologna, siamo partiti lo Sparti, la moglie, io e uno dei bambini per lAlto Adige per andare a far visita a mio zio Tallarico Francesco che abita a Prato allo Stelvio. Prima di arrivare a tale località abbiamo pernottato in un albergo di Trento, quindi ci siamo trattenuti alcuni giorni ed abbiamo pernottato in un grande albergo di cui ricordo approssimativamente il nome Irce Posting che è sito allinizio della deviazione dalla strada statale per Prato allo Stelvio.
D.R.: non sono assolutamente in grado di ricordare se durante il mese di agosto, prima e dopo il viaggio in Alto Adige, lo Sparti si sia assentato da Cura di Vetralla.
D.R.: Conosco Cristiano Fioravanti perchè soleva venire a casa nostra, cioè dello Sparti, e se ben ricordo ho visto per una volta anche il Valerio.
D.R.: Non ricordo proprio se al nostro ritorno da Cura di Vetralla sia venuto a casa nostra Cristiano Fioravanti in compagnia di una ragazza."
Al dibattimento di primo grado (udienza del 25 gennaio 1988) la teste ha detto di non avere più alcun ricordo preciso dei fatti e di volere confermare quanto dichiarato in precedenza.
Al dibattimento di secondo grado (udienza del giorno 8 gennaio 1990) la teste ha dichiarato : "Dal 1972, se non ricordo male, ho vissuto a casa degli Sparti. Lavoravo sia nel negozio che in casa.
Andavo molto d'accordo con la signora; non mi era per niente simpatico il marito perchè egli talvolta percuoteva la moglie e ciò mi indisponeva perchè mi richiamava alla mente le percosse che mia madre riceveva da mio padre.
Ricordo che chiudemmo il negozio il 2 agosto. La signora con i figli e col marito era già in villeggiatura in Vetralla. In quel periodo di luglio il negozio era portato avanti da me e dalla madre della signora.
Mi sembra che notizie della strage io le avessi la sera dopo la chiusura del negozio in casa.
Sempre di sera ricevetti una telefonata di Cristiano Fioravanti che mi chiedeva se c'era lo Sparti. Io risposi che era in villeggiatura. Mi aggiunse che era uscito dal carcere ed era senza soldi. Va bene, dissi io, vieni pure qui, ti darò i soldi per il taxi. Dopo un paio d'ore Cristiano si presentò a casa e mi annunciò che era passato per la clinica dove era ricoverata la madre ed aveva ricevuto da lei il denaro di cui aveva bisogno.
Il 3 agosto io e la madre della signora raggiungemmo in treno il resto della famiglia a Vetralla. La casa di Roma rimase chiusa. Alla stazione trovammo ad attenderci il signor Sparti.
Il giorno successivo, cioè lunedì, lo Sparti sicuramente rimase con noi e così anche il giorno 5 e quelli successivi fino a che dopo qualche giorno tutti partimmo per lo Stelvio in macchina, guidata dallo Sparti. Peraltro egli non è tipo che si muove quando è in vacanza. ...
A.D. avv. Trombetti risponde: Qualche mia perplessità di risposta nel giudizio di primo grado è da attribuirsi allo stato psicologico in cui allora versavo. Lo Sparti mi incuteva disagio e paura ed ero anche preoccupata per la condizione dei figli e della moglie, ma oggi non ho più queste titubanze perchè sono stanca di avere paura.
Anche durante il corso del procedimento di primo grado i coniugi Sparti erano già separati.
A.D. avv. Trombetti: Ripeto che anche nel riferire il momento in cui avevo appreso della strage di Bologna fui dominata dallo stesso senso di paura perchè mi venivano in mente le discussioni che si verificavano tra marito e moglie ... Decisi di mantenere un certo contegno tendenzialmente distaccato.
A.D. avv. Bezicheri : Quando io deposi in primo grado non sapevo che lo Sparti sosteneva cose del tutto diverse da quelle che secondo me era la verità.
L'esame comparato del contenuto di queste dichiarazioni e della successione delle versioni parallele date dalle testimoni permette di rilevare che già all'epoca della prima deposizione le due donne avevano un ricordo impreciso dei movimenti dello Sparti nei primi giorni di agosto.
Dopo un comprensibile affievolimento -ma sarebbe più appropriato dire azzeramento- della memoria maturato nel corso dei successivi sei anni (dibattimento di primo grado), entrambe le donne, in perfetta sintonia, hanno ostentato lucidità di ricordi e sono state in grado di dirsi certe che quel 4 agosto lo Sparti non si mosse da Cura di Vetralla.
Ora, appare ictu oculi inverosimile questa riviviscenza di ricordi totalmente integri che, in realtà, non vi erano mai stati.
La Torchia, poi -sempre solidale con la Venanzi e dichiaratamente ostile al marito-, ha voluto attribuire il diverso atteggiamento tenuto in istruttoria e nel dibattimento di primo grado al disagio e alla paura che le incuteva lo Sparti, ma ha dovuto ammettere che i coniugi Sparti erano già separati all'epoca del giudizio di primo grado, dimodoché, essendo già venute meno le possibili cause di percosse od altro per la Venanzi, erano in realtà del tutto insussistenti le addotte ragioni della sua assunta reticenza.
E al riguardo non vanno nemmeno dimenticate (vedasi quanto è emerso dagli accadimenti illustrati sopra) le vicende che hanno accompagnato la separazione dei coniugi Sparti-Venanzi, dove chi ha svolto il ruolo del prevaricatore è stata, semmai,la moglie e non già il marito.
Ragioni tutte per le quali le dichiarazioni della Torchia appaiono doppiamente contraddette.
E' di tutta evidenza, pertanto, che le ultime dichiarazioni della Venanzi e della Torchia sono totalmente prive di qualsiasi attendibilità.
Ma non basta, perchè tali dichiarazioni hanno, altresì, incontrato specifiche smentite.
La prima è rappresentata dalle dichiarazioni di Cristiano F. che, riferendo della sua visita a casa dello Sparti il 2 agosto non appena uscito dal carcere, ha narrato (9 dic. 81 al G.I. di Bologna) che vi incontrò la suocera dell'amico e la Torchia che gli "dissero che Massimo era a Cura di Vetralla", e ha soggiunto : La Luciana mi disse che Sparti faceva la spola tra la campagna ed il negozio e che avrebbero chiuso definitivamente il negozio per ferragosto.
Non è, dunque, vero che a quell'epoca Sparti stesse immobile a Cura di Vetralla. E' vero, invece, che Sparti si recava periodicamente a Roma per ragioni di lavoro.
La seconda smentita è costituita dalle dichiarazioni di De Vecchi, il quale è sempre stato fermo nel ribadire di avere incontrato Sparti a Roma nei primi giorni di agosto dopo la strage.
Va, da ultimo, ricordato che fin dall'istruttoria era caduta l'ipotesi che Sparti e la famiglia fossero partiti per l'Alto Adige prima del 4 agosto. Invero, è provato documentalmente -e la circostanza è oggi pacifica- che essi trascorsero la prima notte di viaggio a Trento (5/6 agosto) e le successive a Spondigna (9-11).
2.2 I documenti non erano per la Mambro
Altro argomento difensivo volto a inficiare la credibilità di Sparti concerne i documenti richiesti a De Vecchi. Tali documenti -si sostiene- non avrebbero riguardato una donna e la circostanza sarebbe provata dalle dichiarazioni di De Vecchi.
Osserva la Corte che nelle sue prime dichiarazioni il De Vecchi è sembrato, effettivamente, escludere di avere ricevuto la foto di una donna, ma nel confronto con Sparti (6 mag. 82) è giunto a riconoscere di non poterlo escludere, e ciò ha fatto dopo una complessa ricostruzione di quella specifica vicenda e del suo abituale modo di agire in casi analoghi.
Tuttavia, il vero dato saliente, quello idoneo a dire la parola definitiva sulla questione è costituito dalle dichiarazioni fatte dal De Vecchi all'udienza del giorno 8 gennaio 1990 nel dibattimento di appello: Si presentò da me lo Sparti e mi disse che c'erano Giusva con la fidanzata che dovevano sparire e che avevano bisogno di due patenti*).
Questa dichiarazione potrebbe sembrare sorprendente per la sua novità ma, leggendo attentamente gli interrogatori istruttori del De Vecchi, si coglie che il tema affrontato dal dichiarante era sempre stato circoscritto al punto se ci fosse o meno la foto di una donna tra quelle portategli da Sparti. Mai, in realtà, il tema era stato allargato fino ad abbracciare anche il punto se Sparti gli avesse rivelato per chi erano i documenti.
Nel dibattimento di appello De Vecchi ha, semplicemente, affrontato direttamente questo aspetto dell'episodio, cosicché la sua dichiarazione non presenta alcun profilo di contraddittorietà rispetto a quelle precedenti, perchè la novità concerne, appunto, lo stesso tema trattato.
Vè da soggiungere che di fronte a questa affermazione -la cui rilevanza probatoria è tanto eccezionale quanto evidente, sì da non richiedere commento alcuno- nessuna parte processuale ha sollevato obiezioni, né formulato contestazioni; tanto meno lo ha fatto la difesa, con ciò confermando l'atteggiamento di massima considerazione sempre tenuto dagli imputati nei confronti del De Vecchi, atteggiamento che è bene illustrato da un passaggio dell'interrogatorio 14 dic. 85 di Valerio Fioravanti (citato per esteso al paragrafo successivo), in cui è messo in risalto che De Vecchi, lungi dall'essere tacciato di falsità, è addirittura preso come guida per risalire alla verità dei fatti.
2.3 I documenti erano per Fiore e Adinolfi
Un ulteriore argomento difensivo si articola nella tesi secondo cui i documenti furono realmente richiesti a Sparti, ma : a) nel settembre, b) da Cristiano, c) per Fiore e Adinolfi.
Valerio Fioravanti il 14 dic. 85 al G.I. di Bologna, pag.3: ... fu mio fratello Cristiano a chiedere a Sparti due documenti; si trattava, però del mese di settembre e non del mese di agosto, ed erano documenti che aveva chiesto Vale per Fiore e Adinolfi divenuti latitanti.
Mi sono ricordato questo particolare soltanto quando, nel processo NAR1, anzi a seguito di un interrogatorio reso all'A.G. di Bologna, appresi che De Vecchi si era ricordato di avere fatto due documenti per conto di Sparti. De Vecchi, per altro, non ricordava che vi fosse una ragazza, più esattamente lo escludeva. Sicuramente i documenti furono chiesti dopo il 2 agosto 1980 poichè solo dopo questa data Fiore ed Adinolfi si diedero alla latitanza.
Ma Cristiano ha smentito il fratello Valerio con molta fermezza e con assoluta chiarezza, e lo stesso Valerio è stato costretto a darne atto.
Invero, all'udienza del 22 marzo 1990 (dibattimento di appello) Cristiano F. ha dichiarato: Non mi risulta che in quel periodo allo Sparti fossero stati richiesti documenti da mio fratello per Fiore e Adinolfi.
Una richiesta del genere sicuramente non è stata fatta da me.
Poche battute prima egli aveva affermato: Sicuramente io rividi lo Sparti ai primi di settembre. Mi recai da lui per ottenere una patente di guida falsa a nome Iacovella Ivano. Questo nome era da me utilizzato perchè corrispondeva a quello di una persona che conoscevo. E questa dichiarazione trova riscontro in quella resa nel corso del confronto con Sparti il 6 mag. 82: ... ho invece visto Sparti soltanto nei primi di settembre a casa sua. C'incontrammo anche successivamente e lo Sparti mi dette i documenti falsi, uno che riproduceva la mia foto e due libretti di circolazione per una Ritmo e una Golf GL.
Resta, dunque, accertato che Cristiano nel settembre ebbe bensì un contatto con Sparti, ma per chiedere documenti falsi per sè e sicuramente non per Fiore ed Adinolfi.
Dal canto suo, Valerio F. è stato costretto ad ammettere che effettivamente Cristiano non aveva mai confermato quel suo assunto (dibattimento di appello, udienza 8 gennaio 90, confronto con Sparti, pag.15).
In proposito, non deve sfuggire che, sempre nel corso di quel confronto, così come risulta dalla registrazione magnetofonica, limputato ha insistito sul punto che nessuno aveva mai fatto la domanda specifica al fratello.
Ora, alludienza del 22 marzo 90 la domanda specifica è stata rivolta dal giudice a latere (vedi registrazione) e Cristiano F. ha risposto nei termini che si sono riportati.
Da ultimo, va ricordato che proprio nei primi giorni di settembre Valerio Fioravanti e i suoi accoliti cercavano Fiore e Adinolfi per ucciderli. La circostanza è pacifica in atti e ne dà conferma Cristiano F. nel confronto con la Mambro del 29 aprile 1982: Il corpo di Mangiameli fu affondato con dei pesi per avere il tempo di rintracciare Fiore e Adinolfi nonchè la stessa moglie di Mangiameli. E si badi che il Mangiameli fu ucciso il 9 settembre 1980.
Dunque, è assolutamente inconcepibile che Valerio F. si adoperasse per recare un aiuto ai due esponenti di Terza Posizione e nello stesso tempo li cercasse per sopprimerli.
E tale deduzione, per altro ovvia, è stata suffragata da Stefano Soderini, il quale ha affermato che Giusva non era assolutamente d'accordo con Vale di dare i documenti a Fiore e Adinolfi. (udienza 2 nov. 87 al dibattimento di primo grado, p.50 del verbale).
Né i documenti potevano essere per Fiore e Adinolfi il 4 agosto, quando i due erano ancora lontani dall'essere ricercati, dal momento che lo sarebbero stati solo dopo la fine di agosto, e quando Fiore se ne stava tranquillo a Castelfranco Veneto con la figlia appena nata (vedansi le concordi deposizioni della Venditti e della Loreti) e non aveva nessuna fretta.
2.4 Leccezione di inutilizzabilità delle dichiara-
zioni di Sparti
Nel corso della discussione la difesa della Mambro e del Fioravanti ha sostenuto che le dichiarazioni dello Sparti (che riferiscono le frasi dell'imputato) sarebbero, in ogni caso, inutilizzabili ai sensi dell'art.195, comma 3 CPP/88, in quanto non confermate dalla persona (il Fioravanti, appunto) a cui sono state attribuite.
L'eccezione va disattesa, anzitutto, perchè la regola dell'art.195 riguarda il testimone e non già l'imputato di un reato collegato quale è lo Sparti (vedasi l'affermazione in tal senso contenuta nella sentenza delle Sezioni Unite a pag.110).
Siffatta eccezione, dunque, non può nemmeno essere proposta in relazione alla fattispecie in esame.
In ogni caso, va osservato che la norma citata colpisce con la sanzione di inutilizzabilità soltanto la inosservanza della disposizione che impone che "siano chiamate a deporre" le persone (in questo caso il Fioravanti) che sono state oggetto della testimonianza indiretta.
Ebbene, l'imputato è stato interrogato innumerevoli volte in ordine alle dichiarazioni di Sparti e, pertanto, la menzionata disposizione non può dirsi in alcun modo violata neppure sotto questo profilo.
2.5 L'attendibilità delle dichiarazioni di Fiora- vanti
I giudici di secondo grado (sentenza 18 luglio 1990, pagg. 347-353) -come si è riferito nella parte espositiva- hanno ritenuto la piena attendibilità delle dichiarazioni di Sparti, ma hanno giudicato equivoco il senso delle dichiarazioni di Fioravanti, ipotizzando che quest'ultimo avesse usato strumentalmente quelle certe espressioni al solo fine di "premere in maniera irresistibile" sullo Sparti ed indurlo a procurare senza dilazioni i documenti richiesti.
Al riguardo, la Corte di Cassazione, nell'illustrare i vizi rilevati in questa parte della sentenza rescissa, ha avuto modo di notare che "proprio per la riconosciuta riservatezza del Fioravanti e per i rapporti né amichevoli, né confidenziali che, come la sentenza dichiara, correvano con lo Sparti, l'assunto della strumentale e falsa allusione ad un coinvolgimento suo e della sua compagna nella strage è del tutto contraddittorio : la falsità dell'allusione, in altre parole, non è meno contrastante con la ritenuta riservatezza del dichiarante di quanto potesse esserlo la sua veridicità".
La Cassazione ha soggiunto che "per di più l'assunto è illogico perchè una ammissione del genere avrebbe esposto il Fioravanti, contro i suoi principi", al pericolo di divulgazione della notizia, pericolo che era contrastante con l'obiettivo (ottenere i documenti falsi per eludere le ricerche sui responsabili della strage) che esso Fioravanti avrebbe potuto agevolmente conseguire con altri mezzi.
La Cassazione ha, inoltre, segnalato che "la sentenza impugnata ha invece pretermesso ... di considerare la cinica spregiudicatezza con la quale il terrorista non aveva esitato a minacciare l'interlocutore nella vita del figlioletto, e di avere presenti i rapporti tra i due."
Sul primo punto la S.C. ha ricordato che lo Sparti si era dovuto piegare a richieste di favori ben più compromettenti e pericolosi (custodia di armi e bombe a mano) dell'acquisizione di documenti falsi; affare, quest'ultimo, che per una persona come Sparti, da tempo interna all'ambiente della malavita, non presentava particolari difficoltà. "Sicchè" -ha concluso la Cassazione- "è una illazione gratuita quella della strumentalità delle allusioni alla strage, alla quale la motivazione della sentenza aggancia la sua lettura del comportamento del Fioravanti, e solamente ipotetico e astratto, ossia congetturale, è il senso finalistico e riduttivo a esso attribuito".
Sul secondo punto, quello dei rapporti intercorrenti tra lo Sparti e l'imputato, occorre puntualizzare che, se pure essi non erano di confidenza così accentuata come quelli con il fratello Cristiano, tuttavia è certo che fra i due individui si erano stabiliti quei saldi vincoli di solidarietà che si cementano tra persone che sono state complici in molteplici e gravi imprese criminali e che sono altresì legate dalla comune fede politica, testimoniata dal diretto coinvolgimento dello Sparti nella attività terroristica dei NAR.
Tutto questo poté comportare una totale tranquillità del Fioravanti nel fare quelle allusioni alla strage; da un lato, infatti, egli poteva contare sull'omertà del complice di tante imprese banditesche e, dall'altro, sulla solidarietà del camerata di provata fede proprio in relazione ad un delitto di matrice politica.
D'altra parte, Sparti era in quel momento, agli occhi di Valerio Fioravanti, la persona più affidabile tra quelle capaci di procurargli documenti falsi, perchè era un suo abituale correo, callido e navigatissimo; nello stesso tempo, aveva una età ed una esperienza che lo facevano ritenere meno incline di altri a cedimenti o a confidenze; in una parola, egli era sicuro.
E, ad ogni buon conto, il Fioravanti aveva pensato bene di rafforzare quella sicurezza con le minacce, che sapeva essere realmente efficaci perchè già sperimentate con successo.
Non resta che concludere che la assunta strumentalità delle dichiarazioni del Fioravanti è risultata totalmente sfornita di validi argomenti di sostegno.
3. Le conclusioni.
Sparti è risultato totalmente attendibile sul piano soggettivo.
Sparti ha trovato riscontri fattuali e logici in ordine a tutto quanto ha detto.
Le tesi difensive dirette a screditarlo e a smentirlo sono tutte cadute.
Sparti è stato il destinatario di dichiarazioni di Fioravanti a) esplicitamente ammissive di una presenza sua e della Mambro alla stazione di Bologna in occasione della strage; b) chiaramente allusive di una sua responsabilità nella causazione dell'esplosione.
Queste dichiarazioni -come ha statuito la Corte di Cassazione (pag.112)- hanno carattere di indizio preciso e grave.
4. Due ulteriori elementi
Accertata l'attendibilità di Massimo Sparti, si impongono due ultime ma fondamentali considerazioni in ordine ai comportamenti di Valerio Fioravanti e di Francesca Mambro così come emergono dalle dichiarazioni dello stesso Sparti.
La prima riguarda la richiesta di documenti.
In proposito va notato che è solo dopo il 2 agosto -ed immediatamente dopo questa data- che la Mambro cercò un documento di identità falso.
Ebbene, è provato (vedi sopra) che da quel momento in avanti l'imputata pernottò in una casa privata (quella di Stefano Soderini, per la notte del 4), oppure scese in un esercizio pubblico esibendo un documento che non riproduceva la sua vera identità (l'hotel Cicerone, per la notte del 5).
E' facile, a questo punto, rilevare che il racconto dello Sparti -secondo cui egli ricevette la richiesta il giorno 4, ma fu in grado di consegnare il documento solo la mattina del 5- collima perfettamente con l'accertato comportamento tenuto dall'imputata il 4 e 5 agosto. Invero, la Mambro scelse di trascorrere la notte del 4 nella casa di un amico (dove, ovviamente, non doveva mostrare alcun documento) e si fidò ad andare in un albergo (ove era necessario esibire una carta di identità) solo la notte del 5, una volta acquisito il documento falso.
Il comportamento tenuto dall'imputata il 4 ed il 5 agosto rappresenta, allora, un riscontro -l'ennesimo- delle dichiarazioni di Sparti.
Nello stesso tempo, la circostanza della avvenuta richiesta di documenti si configura come un dato che è in nesso causale diretto, sia logico che temporale, con la necessità di sfuggire alle ricerche per la strage.
Si tratta, all'evidenza, di un elemento indiziario autonomo ed ulteriore rispetto a quello che scaturisce dalle ammissioni e dalle allusioni del Fioravanti riferite da Sparti.
La seconda considerazione riguarda le minacce.
Al riguardo, occorre richiamare la parte delle dichiarazioni 11 apr.81 di Sparti (sopra, par.1.1.2.b.) in cui si tocca questo tema al fine di notare che le minacce proferite dal Fioravanti ebbero due distinti obiettivi.
Solo la prima minaccia fu diretta a ottenere i documenti: Feci presente la impossibilità di procurare documenti in giornata e Valerio si infuriò dicendomi che dovevo spezzarmi ma darglieli in fretta".
La seconda minaccia, invece, riguardò un argomento diverso: In questa occasione io, spaventato dalla enormità della cosa, lo pregai di non parlarmi neppure di queste cose; lui replicò che io dovevo comunque stare zitto in quanto anche se a lui fosse successo qualche cosa ci sarebbe stato qualcuno che me l'avrebbe fatta pagare e aggiunse precisamente te lo faccio piangere io Stefanino tuo alludendo a mio figlio.
Tale minaccia, particolarmente grave ed assai circostanziata, fu formulata, come si vede, per scongiurare il rischio che Sparti facesse parola delle confidenze fattegli da Valerio F. sulla strage.
Orbene, questa minaccia rappresenta un inequivocabile elemento di conferma della estrema gravità delle confidenze fatte da Valerio F. a Sparti; essa, nel contempo, consolida il convincimento circa la portata confessoria, in ordine alla partecipazione di Valerio F. alla strage, delle medesime confidenze.